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Vite parallele

Geograficamente lontane, separate da una generazione. Ma accomunate dalla stessa capacità di battersi (scegliete voi l’ordine) per l’ambiente, il popolo di cui erano parte, la propria dignità di donne. Sono due figure straordinarie quelle di cui abbiamo parlato venerdì scorso in occasione dell’Earth Day presso la biblioteca di San Matteo degli Armeni, a Perugia. Vale a dire Wangari Maathai, la biologa kenyota che molti ricordano come Nobel per la pace nel 2004 e che promosse la piantumazione di 50 milioni di alberi nell’Africa subsahariana con il Green Belt Movement da lei fondato. E Berta Càceres: la leader del popolo Lenca, in Honduras, che si è opposta alla costruzione di un complesso idroelettrico sul Rio Gualcarque e che è stata brutalmente assassinata poche settimane fa, era il 3 marzo, nella sua abitazione a La Esperanza. Le autorità dicono si sia trattato di un delitto passionale, evocano una rapina finita male ma le minacce durante gli ultimi anni non le erano mancate e nonostante questo il governo le aveva tolto la protezione.

Il discorso di accettazione di Berta Càceres al Goldman Prize (22 aprile 2015)

Cosa le unisce, cosa le separa. Quale impegno possiamo prenderci al cospetto delle loro biografie: sono le domande che mi sono posto dopo aver ricevuto l’invito a parlarne da parte di Gabriele De Veris, il direttore di questa incantevole sala circondata da uno splendido giardino appena ristrutturato con tanto di orti e spazi per meditare, sul Monteripido. Le separa, come dicevamo, la distanza fisica e anche l’età: mentre Wangari spirava a 71 anni per una grave malattia, nel 2011, Berta sfiorava i 40 anni. Nel ‘66, quando la prima si laureava grazie a una borsa di studio in biologia all’Università di Pittsburgh (nessuna donna centroafricana in precedenza c’era riuscita) la seconda doveva ancora nascere. Nel ‘93 Berta fondava insieme a suo marito Salvador Zuniga il Copinh (ovvero il “Consejo civico de organizaciones populares e indigenas de Honduras”), avviando la propria battaglia contro lo sfruttamento indiscriminato del territorio nativo. Wangari invece si trovava nel mezzo della sua campagna di piantumazione osteggiata in ogni maniera dal presidente Daniel Arap Moi. Per fermare la costruzione di un grattacielo nel parco principale di Nairobi, che avrebbe dovuto celebrare proprio la figura del presidente, organizzò una protesta durissima coinvolgendo anche organismi internazionali e costringendo il governo a rinunciare. Le fu dato della pazza, i fondi al suo progetto vennero tagliati. Ma era la sua maniera di lottare contro i giganti.

Wangari Maathai: Sarò un colibrì (con sottotitoli in italiano)

Due esistenze parallele, insomma, che raccontano altrettante donne capaci di realizzarsi in diverse direzioni: sappiamo dei libri della Maathai (a partire dall’autobiografia “Solo il vento mi piegherà”, Sperling&Kupfner, 2007) e del suo percorso accademico in qualità di biologa ma anche Berta aveva frequentato l’università e ottenuto l’abilitazione all’insegnamento. In più Berta sarebbe diventata madre di quattro figli, Wangari di tre. Come dire: donne, madri, militanti, intellettuali. Combattono contro governi dispotici, vengono arrestate, costruiscono organizzazioni, rilanciano con tenacia e creatività la propria azione. Per Wangari arriva anche una responsabilità politica d’alto livello, in qualità di sottosegretario all’Ambiente (diremmo noi) fra il 2003 e il 2007, dopo essere stata eletta deputato nel 2002 con la coalizione Arcobaleno quando Arap Moi passa la mano a Mwai Kibaki. Poi per entrambe due riconoscimenti internazionali, il Nobel alla Maathai e lo scorso anno il “Goldman prize” (il più importante premio per l’impegno ambientalista) alla Càceres che lei accetta pronunciando un indimenticabile discorso. Dopo la cerimonia dichiara: “Mi seguono, minacciano di uccidermi, minacciano la mia famiglia”. Nemmeno un anno più tardi, come sappiamo, sarebbe stata assassinata.

L’appello di Salvador Zuniga Càceres, il figlio di Berta

Alla fine ho mostrato un video nel quale il figlio di Berta, Salvador Zuniga Càceres, convoca una manifestazione a Buenos Aires chiedendo giustizia dopo la morte di sua madre. Ho concluso dicendo soltanto: “Cerchiamo di essere all’altezza”.

Ringrazio Rossella Bertugno per i preziosi suggerimenti di cronaca sulla vicenda di Berta Càceres.

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