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Linguaggio al microscopio

Abbiamo verificato diverse volte come la scrittura giornalistica si esprima innanzitutto nell’attacco, la parte alta dell’articolo. Qui la struttura ordinaria del periodo diventa particolarmente sintetica e raggiunge il punto di massima torsione: troviamo, infatti, periodi estremamente brevi, frasi nominali (cioè senza il verbo), costruzioni basate sull’accumulo… Vi immaginate del resto un articolo scritto per intero con il lessico e con la morfologia dell’attacco? Sarebbe da impazzire… stancante per chi legge e anche poco comprensibile. Più oltre, nella fase referenziale del testo (la cosiddetta “pancia”) e nella conclusione, la struttura del periodo risponde sostanzialmente ai canoni di quella letteraria, simile in qualche modo a quella del romanzo, con un periodo più ampio, delle frasi architettoniche (le dipendenti), una serie di incisi… Esistono però delle particolarità che marcano la scrittura giornalistica anche in questa regione del testo. Vediamo quali abbiamo individuato:

Piani sfalsati
Innanzitutto, come abbiamo visto durante le esercitazioni, troviamo l’alternanza del discorso diretto e di quello indiretto (oppure, in altri termini, della mimesi e della diegesi). Attraverso il primo, in termini mimetici, il giornalista riproduce uno scampolo di realtà, fa parlare i propri testimoni attraverso delle frasi racchiuse tra virgolette. Così:

«E’ tempo di cambiare marcia» ha detto il presidente dell’Associazione ciclisti italiani. Con lui si è schierato l’intero consiglio direttivo che ha deciso di sostenerne l’azione. «Siamo stanchi di fare una vita in salita» è stato il commento di un altro rappresentante dell’assemblea…

In questo modo il lettore può quasi “sentire” la voce del testimone, se l’articolo è integrato da una fotografia il testo diventa sincretico (porta cioè a sintesi due diverse sostanze dell’espressione, il linguaggio verbale e quello visivo) e l’effetto è molto simile a quello “immersivo” della televisione. Alternando mimesi e diegesi il giornalista accompagna come voce narrante il lettore nell’ascolto delle diverse testimonianze. È anche una maniera per mettere in campo il “discorso oggettivante” che consente al giornalista, come fosse un burattinaio, di parlare attraverso i propri personaggi, di costruire un articolo centrato intorno ad una determinata tesi che viene però affermata attraverso le testimonianze, e le opinioni, che ha raccolto. I piani sfalsati che si generano all’interno del testo, fra discorso diretto ed indiretto, favoriscono inoltre l’attenzione del lettore. Lo sa bene, del resto, chi pratica il teatro: l’interesse di chi osserva è sollecitato soprattutto dalle sfalsature e dai punti in movimento…

Cicli narrativi
Un’altra caratteristica della scrittura giornalistica si può individuare nell’iterazione del racconto. L’autore comincia cioè a raccontare una storia nell’attacco, ricomincia a narrarla qualche periodo più sotto e aggiunge un particolare, poi riprende una terza volta facendo entrare magari un nuovo personaggio… e infine chiude il racconto. Questa maniera di procedere recupera, come ormai sapete, una caratteristica della comunicazione orale: per fare in modo che la storia resti impressa nella memoria dei propri interlocutori, in mancanza di un supporto sul quale depositarla attraverso la scrittura, prima dell’invenzione della scrittura si ripeteva una, due, tre volte… arricchendola strada facendo di elementi. Attenzione: questo non significa che bisogna utilizzare gli stessi termini. Anzi: una scrittura giornalistica di qualità si individua proprio in base alla “biodiversità” del lessico che viene utilizzato, dall’ampiezza del repertorio di sinonimi e perifrasi che l’autore è in grado di maneggiare. Per questo, ripetendo più volte il racconto all’interno dello stesso articolo, secondo un andamento ciclico che si riscontra soprattutto negli articoli di cronaca, bisogna saper articolare la scelta dei termini che utilizziamo: un conto è ripetere il racconto, un altro è farlo sempre con gli stessi ingredienti che generano un effetto di ridondanza sgradevole per chi legge… Roma perciò diventa la Capitale, il sindaco diventa il primo cittadino, la Russia diventa Mosca (dunque una parte, la capitale di un paese, rappresenta per metonimia tutto il resto… ), il presidente del consiglio diventa il premier…

Lessico ad alta biodiversità
Un terzo punto riguarda ancora la scelta del lessico : sui giornali si tende a riprodurre il linguaggio della quotidianità, quindi in linea di massima si utilizza un registro colloquiale rinunciando a quello aulico e letterario che tornano più utili nella poesia e nel romanzo. Dunque un periodo del tipo:

Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha dichiarato che si ergerà a paladino delle minoranze…

 

può efficacemente diventare:

 

 

Ieri a Roma il presidente della Repubblica ha detto che difenderà le minoranze…

 

Alziamo l’ingrandimento!
Adesso però alziamo l’ingrandimento del nostro microscopio e vediamo di cogliere alcuni indicatori strutturali che caratterizzano la scrittura giornalistica. Il primo, secondo l’analisi di Maurizio Dardano, fra i linguisti italiani che ha studiato con maggior rigore il linguaggio dei giornali, riguarda il frequente ricorso al polisindeto. Lo dicevamo durante la lezione: è un periodo costruito basandosi sulla congiunzione “e”. Infatti troviamo spesso, negli articoli, delle frasi concatenate in questa maniera:

 

Il ministro ha annunciato la riforma ed ha rilanciato la trattativa…

C’è un soggetto, un primo predicato verbale, un complemento oggetto. Poi una congiunzione (in questo caso con l’epentesi, vale a dire la “d” eufonica) e un secondo predicato retto dal soggetto della principale. Il periodo in questo caso si dice “coordinato”, vale a dire che è composto da due frasi (prima e dopo la congiunzione) che si trovano allo stesso livello.

 

Altre caratteristiche…
Vediamo qualche altra caratteristica del linguaggio giornalistico:

  • il soggetto durante l’articolo viene ripetuto piuttosto spesso (sempre perché si recuperano alcuni stratagemmi dell’oralità)
  • si riscontra un certo abuso dei due punti (in effetti sono un elemento della punteggiatura piuttosto utile perché consente di schematizzare i concetti)
  • esiste una certa tendenza allo stile nominale (ma su questo, come vedremo nella prossima lezione, la scrittura giornalistica on line è in controtendenza…).
  • Infine si utilizzano abbastanza spesso le cosiddette strategie enumerative utilizzando, stavolta, l’asindeto. Di che cosa si tratta? Ci facciamo rispondere da Wikipedia, l’enciclopedia partecipata on line: «L’asindeto è la figura retorica che consiste in un’elencazione di termini o in una coordinazione di più proposizioni senza l’uso di congiunzioni». Insomma, è il contrario del polisindeto. Si utilizza molto spesso nel linguaggio poetico ma è frequente anche nel periodo giornalistico:

I cittadini della Val di Susa, dopo l’assemblea di ieri, hanno avanzato le proprie proposte: partecipare al tavolo di concertazione degli enti locali per definire il progetto, valutare un tracciato alternativo a quello
messo in campo dal governo, fermare i cantieri fino a quando non saranno sciolti i dubbi sul danno ambientale…

Questa strategia si può applicare sia attraverso i verbi, come nell’esempio qui sopra, sia attraverso i nomi. Si presta inoltre ad un trattamento grafico particolare sia sui giornali cartacei, sia su quelli on line. Lo stesso periodo può assumere questa conformazione visiva:

 

I cittadini, dopo l’assemblea di ieri, hanno
avanzato le proprie proposte:

 

  1. partecipare al tavolo di concertazione degli enti
    locali per definire il progetto
  2. valutare un tracciato alternativo a quello messo in
    campo dal
    governo
  3. fermare i cantieri fino a quando non saranno
    sciolti i dubbi sul danno ambientale…

È ancora più chiaro, no?

Verso il periodo complesso
Questa struttura della frase però è ancora tendenzialmente lineare. Il periodo, anche nella scrittura giornalistica, assume conformazioni più complesse che passano innanzitutto attraverso l’utilizzo di alcuni elementi coordinativi come le particelle avversative (ma, ma anche, invece, oppure…) che evidenziano la polarità delle posizioni in campo. Ci sono poi gli incisi e le parentetiche che creano delle sfalsature interne al periodo e consentono di concentrare, fra parentesi o trattini, un alto numero di informazioni. Facciamo un esempio :

Valentino Rossi ha preceduto la Ducati di Loris Capirossi (che balza in testa alla classifica generale con 99 punti insieme ad Hayden) e la Honda dello statunitense Nicky Hayden. Una gara entusiasmante, con Rossi e Capirossi che si sono dati battaglia negli ultimi giri…

Spesso l’inciso si utilizza all’interno del discorso diretto:

«Se il sindaco proseguirà nel suo progetto – ha detto oggi il capogruppo dell’opposizione, Marcello Manni, 43 anni, della lista civica – faremo ostruzionismo in aula…».

Infine, nel processo di complessificazione del periodo incontriamo i pronomi relativi e le congiunzioni che introducono un principio di vera e propria architettonicità attraverso le frasi subordinate (ovvero: all’interno del periodo non si trovano allo stesso livello delle principali). Così:

 

I ladri sono entrati nella banca, che in quel momento
era ancora chiusa, puntando le armi contro i funzionari immobilizzati dalla
paura.

 

Fenomeno apposizione
Ma c’è un altro fenomeno nella scrittura giornalistica su cui vale la pena di soffermarsi. È l’apposizione , ovvero quell’elemento sintattico che aggiunge un’informazione ad un altro elemento della frase. Si separa dalla principale tendenzialmente attraverso i due punti ma anche attraverso il punto, diventando così una frase indipendente e il più delle volte nominale. Esistono tre maniere diverse per applicarla:

  1. Il sostantivo dell’apposizione ha lo stesso tema del predicato verbale della principale:

    L’Inter ieri ha vinto per tre a zero la partita contro l’Atalanta. Una vittoria che porta la squadra allenata da Mancini a tre punti dalla Fiorentina…

 

  • Il sostantivo dell’apposizione è un sinonimo di quello che regge la principale:

    La festa è cominciata alle quattro del pomeriggio proprio nella piazza principale della città. Una manifestazione riuscitissima, alla quale hanno
    partecipato migliaia di bambini…

 

 

  • Il sostantivo della principale viene ripetuto nell’apposizione con l’effetto di comunicare una maggiore enfasi nel racconto, una forte partecipazione emotiva da parte dell’autore:

    La bambina era nascosta sotto un cumulo di cartoni. Una bambina di soli tre giorni, vestita con un abitino azzurro, una bambina che per le autorità italiane
    non esiste…

 

Beh, per adesso fermiamoci qui. Durante i nostri ultimi incontri vedremo quali di queste caratteristiche, nel giornalismo on line, diventano ancora più evidenti. E capiremo quali sono i tratti distintivi della scrittura giornalistica nella tarda modernità… E come al solito, se avete qualche dubbio, cliccate qui oppure lasciate un commento…

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